15.5.14

ENERGIA IN SARDEGNA, ovvero, LA FABBRICA DEL NO......

 
la giunta Pigliaru ha definitivamente accantonato la strada del metano Algerino, il GALSI.
E la motivazione di recuperare la quota capitale di 11 milioni, mi sembra un pochino debole ( se unica e vera).
Premetto che consideravo il GALSI già morto da tempo, per effetto anche della chiara e nota posizione al riguardo del governo nazionale del tempo, posizione che già dal 2011 aveva privilegiato il progetto TAP (trans adriatic pipeline), una via del gas che dagli Urali, passando per Grecia e Albania, attraversa il mar adriatico, a scapito del GALSI.
Ma prescindendo da un problema di opportunità nazionale, una larga parte del popolo sardo ha dimostrato fin dall'inizio di non gradire questo progetto.
Anzi, a ben vedere, nessun progetto di sviluppo energetico industriale, ha mai trovato il completo appoggio dei sardi.
Cari amici, l'elenco dei no è corposo!
 
·         Il metanodotto GALSI
·         il progetto ELEONORA
·         il geotermico nel Montiferru
·         La conversione dell'impianto di Fiume Santo da olio combustibile a carbone
 ·         La conversione da olio combustibile a carbone della centrale di Ottanta
 
E ne abbiamo ancora, se guardiamo bene ......
La Sardegna, sul problema d'energia, sembra LA FABBRICA DEL NO!
Ma come si fa a dare vita ad uno sviluppo industriale, e non rendersi conto che i 2 problemi che più ostacolano questo cammino sono i trasporti e l'energia?
Ma vogliamo renderci conto che la Sardegna paga l'energia il 30-35% in più della media italiana?
E già l'Italia è più cara della media d'Europa del 20-25%! Fate il calcolo voi ora di quanto è penalizzata la Sardegna!
E ci meravigliamo se le aziende produttive abbandonano la Sardegna?
Uno dei motivi per cui fare impresa in Sardegna è difficile, va ricercato nella difficoltà energetica e nel suo costo.
Siamo l'unica regione Italiana SENZA GAS.
O qualcuno pensa davvero che lo sviluppo industriale lo si possa sostenere soltanto con il fotovoltaico o il mini-eolico?
Tanto per avere due cifre, nel 2010 la Sardegna ha prodotto 12.732 GWh di elettricità, al netto dei trasporti.
Ne ha esportata (in Corsica, Toscana, Lazio) 1.488 GWh.
La produzione è così suddivisa:

Idoelettrica
4,62%
termoelettrica
87,45%
eolica, fotovoltaica, geotermica
7,93%

Il consumo è stato così suddiviso:

Agricoltura
203
Industria
6.339
terziario
2.412
domestico
2.290
totale
11.244

Uno sviluppo ulteriore (e auspicabile) industriale, come lo sosteniamo? soltanto con il fotovoltaico o il mini-eolico?
E per l'energia occorrente alle famiglie, cosa facciamo? Tutti con il fotovoltaico?
E cambiamo tutti gli impianti esistenti nelle case per portarli da gas a elettrico?
Spesa minima da sostenere!
E gli impianti per l'agricoltura?
L'energia occorrente all'agricoltura, nelle altre regioni e nazioni è prodotta o con piccoli impianti a biomasse o con geotermico oppure con piccoli impianti di cogenerazione a gas e biogas.

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 Quindi la rinuncia al GALSI, ed il rifiuto costante al geotermico, al progetto ELEONORA, alle conversioni di Ottanta e Fiume Santo, (che hanno molto a mio parere della sindrome NIMBY) sono in netto contrasto con la continua richiesta di lavoro e la (giustificata) lamentela circa la disoccupazione dei nostri giovani.
Ma se non poniamo le premesse per una svolta industriale, dove potranno essere trovati i posti di lavoro richiesti?
E per favore, non rispondetemi "nel turismo e nella valorizzazione delle bellezze archeologiche", perché lo sappiamo benissimo che questa possibilità non è così ampia da poter azzerare tutta la disoccupazione Sarda! Cerchiamo di essere realisti!
Quindi, chi contrasta nei propri territori gli impianti geotermici e di ricerca di gas, sappia che la sua battaglia per preservare un pezzo del suo territorio (quando ci sono ormai mezzi concreti per salvaguardare flora e fauna e bellezze, se gli amministratori li vogliono utilizzare) contribuisce negativamente ad uno sviluppo industriale che toglie ai nostri giovani la possibilità di costruirsi un futuro nel proprio paese.
Per questi motivi non condivido la scelta della giunta Pigliaru sul GALSI.
Se si rinuncia al GALSI, deve, dico DEVE esserci pronta un'alternativa, non una promessa, UNA ALTERNATIVA VERA!, altrimenti è come dire: " LO SVILUPPO ECONOMICO-INDUSTRIALE DELLA SARDEGNA PUÒ ASPETTARE" .......

F.to Dima

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